I clan aretini verso la Route Nazionale 2014

Ecco i 7 impegni concreti per migliorare il territorio

di Marco Cavini

Per lo scautismo italiano questo è un anno particolare. Dal 6 al 10 agosto si terrà a San Rossore (Pisa) la Route Nazionale, un evento di portata storica che non si ripeteva dal 1986 e che vedrà la presenza di 33.000 ragazzi di 1.605 clan di tutta Italia. Tra questi vi saranno anche i sette clan della Zona di Arezzo a cui è stato richiesto, prima di partecipare alla route, di impegnarsi nel realizzare un cambiamento positivo sul territorio in cui vivono con l’obiettivo di lasciare il mondo meglio di come l’hanno trovato. Questo lavoro ha il nome di “capitolo” e negli ultimi mesi ha visto i ragazzi aretini analizzare la loro Zona per coglierne i principali bisogni  e per individuare alcune azioni concrete per migliorarla. Il tratto comune di tale impegno è stato il coraggio, cioè la spinta necessaria per attivare un cambiamento.

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L’Arezzo 14, per iniziare, ha rivolto le sue attenzioni verso la Casa Circondariale cittadina affrontando il tema del “coraggio di liberare il futuro” e concentrandosi sulla situazione che vive ogni detenuto al termine della pena e al momento del reinserimento nella società. Per questo sono in programma due incontri con i detenuti sul tema della cura della persona, della solidarietà e delle prospettive future, i cui risultati saranno divulgati all’intera cittadinanza come stimolo di riflessione e di sensibilizzazione per abbattere pregiudizi e luoghi comuni.

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L’amore è stato invece al cuore dell’impegno dell’Arezzo 2 che nel corso dell’anno ha vissuto tante testimonianze significative confrontandosi con le realtà del Centro Aiuto Minori e del Centro Aiuto alla Vita di Arezzo, della Fattoria dei Desideri di Terranuova, della Casa di Betlemme di Indicatore e del Centro di Accoglienza “Nuovi orizzonti” di Montevarchi. “Abbiamo compreso – spiega la Capo Fuoco Elisabetta Batini – che alla base della relazione con l’altro, specie se in difficoltà, c’è lo spirito di amore con ci si avvicina”.

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Lo stesso coraggio di amare è stato scelto anche dal clan del Cortona che ha individuato l’esigenza di occuparsi delle relazioni tra le persone perché l’attuale società spinge spesso verso una forma di amore sbagliato che si basa sull’egoismo o sull’incapacità di provare un autentico sentimento verso gli altri e verso di sé.  L’obiettivo è organizzare momenti di incontro volti principalmente a educare bambini e ragazzi.

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Il “coraggio di essere persone autentiche” è il tema affrontato dall’Arezzo 7 con un capitolo a metà fra il coraggio di essere Chiesa e il coraggio di essere cittadini. Una serie di discussioni e di incontri hanno fatto emergere come i ragazzi soffrano la scarsa partecipazione alla vita parrocchiale dei loro coetanei o dei più giovani che, spesso, spariscono immediatamente dopo la cresima. Cosa fare per trasformare la parrocchia in un luogo di aggregazione? Le risposte hanno portato alla progettazione di un Gruppo Giovani nella parrocchia di San Marco gestito dallo stesso clan attraverso una serie di incontri mensili tra giochi, cineforum, preghiere e altre attività in stile scout.

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Il tema della cittadinanza ha interessato l’Arezzo 8 che si sta impegnando per migliorare il quartiere di San Donato, una zona periferica con situazioni di disagio, povertà e scarsa sicurezza. Ma un quartiere caratterizzato anche da una bella commistione di popoli, da sfruttare come occasione di arricchimento, conoscenza e aiuto reciproco. I ragazzi hanno così deciso di dare nuovo slancio alla vita del quartiere e per questo organizzeranno due eventi: il primo sarà un torneo di calcetto multietnico il 17 e 18 maggio, mentre in estate verrà fatta una cena al Pionta, in cui i proventi verranno utilizzati per migliorare qualche problema della zona. “Tutto il guadagno tornerà a San Donato – spiegano i Capi Clan Francesco Ciabatti e Sara Peruzzi – la scelta della destinazione dei soldi verrà poi effettuata dal basso, cioè dagli abitanti stessi che decideranno come utilizzarli per migliorare la qualità della vita del quartiere”.

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Tornando verso le vallate, il Casentino ha notato la necessità di intervenire sul fiume Arno tra Stia e Pratovecchio, in un tratto caratterizzato da sporcizia, incuria degli argini e rifiuti. Il clan ha scelto di vivere la propria cittadinanza attiva sensibilizzando sulla situazione di degrado che sta vivendo l’Arno e sull’importanza di un impegno di manutenzione, promuovendo un incontro con il responsabile della Comunità Montana per capire i motivi dell’abbandono di quel tratto di fiume. In seconda battuta verrà effettuata un’analisi della qualità dell’acqua per verificare che non contenga sostanze nocive e sarà redatto un progetto da presentare alla stessa Comunità Montana per la realizzazione di opere che possano stimolare la vita dell’Arno come luogo ricreativo e di socializzazione.

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Infine c’è il Valtiberina che ha optato per il “coraggio di essere ultimi”. Il dialogo con le realtà e le istituzioni della vallata ha evidenziato il problema della riduzione della distribuzione dei pacchi alimentari per le famiglie in difficoltà. Per vivere in prima persona questo tipo di emergenza, a Pasqua i ragazzi si sono impegnati per tre giorni al “Centro Astalli” di Roma dove sono stati a contatto con famiglie di rifugiati politici cogliendo l’importanza dei servizi di assistenza sociale. Da qui la decisione di di impegnarsi per aiutare il territorio dove vivono, organizzando una colletta alimentare a Sansepolcro e garantendo a maggio l’apertura dell’Emporio della Solidarietà a Città di Castello.

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